
Paesaggi dell'anima
A cura di Massimo Donà e Raffaella Toffolo
Con un’intervista di Giovanni Sessa a Massimo Donà
«Un filosofo deve pensare con giusto orgoglio alle reazioni (più che alle azioni) che il suo pensiero susciterà. Le reazioni a lui ignote che il suo pensiero susciterà sono la miglior parte della sua opera», così si esprimeva Andrea Emo nel 1973, al riparo di quella che lui stesso riconosceva come una radicale “inettitudine” alla vita. Il suo era un pensiero abissale; che non voleva rendersi pubblico. Non a caso sarebbe diventato un filosofo “postumo”, scrivendo pagine e pagine di appunti, fatti di riflessioni quasi quotidiane, in cui irradianti folgorazioni illuminano un pensiero che si sarebbe rivelato un vero e proprio diamante del Novecento. Che qui viene restituito con uno sguardo rivolto anzitutto alla sua “anima”.