
L’uomo senza attualità
Leggere Pavese fuori dal suo tempo
Cesare Pavese (1908-1950) non è mai stato contemporaneo al suo tempo: vicino al neorealismo ma mai davvero integrato, distante sia dal modernismo sia dalle avanguardie, forse più comprensibile se osservato alla luce di un esistenzialismo ateo, europeo, apolide, ha fondato la sua scrittura sulle tensioni del mito, sul rigore formale come scandaglio del perturbante, su un’etica individualista ma priva di compromessi. La “non-contemporaneità” gli ha permesso di parlare a generazioni future senza irrigidirsi in un classico. Questo libro, unione coerente di sette saggi, prova a catturare le sue tante inattualità, attraverso un’analisi che combina sguardi nuovi su testi molto noti (Dialoghi con Leucò, La casa in collina), letture inedite di opere sottovalutate o ritenute secondarie (Il compagno, Il diavolo sulle colline), ricontestualizzazioni di Pavese nella storia culturale italiana del decennio più controverso del Novecento italiano (1940-1950).